La punta d'argento può essere considerata predecessore della matita. La prima descrizione di un suo uso artistico risale al secolo quindicesimo con Cennino Cennini: ... E poi abi uno stile d'argiento o d'ottone, o di ciò si sia, purchè dalle punte sia d'argiento, sottili a rragione, pulite e belle. Poi chon essempro chomincia a rritrarre chose agievoli quanto più si può, per usare la mano, e collo stile su per la tavoletta, leggiermente, che appena possi vedere quello che prima incominci a ffare, crescendo i tuo'tratti a pocho a pocho, più volte ritornando per fare l'ombre nelle s'tremità. Vuoi fare più schure? Tanto vi torna più volte; e chosì, per lo contrario, in su e'rilievi tornavi poche volte.

In questo senso la punta poteva essere di un qualsiasi materiale, purché la punta per disegnare fosse d'argento.

Un disegno realizzato in punta d'argento ci affascina molto ancora oggi. La magia della sua impressione ci riporta direttamente all'epoca dell'apice di questa tecnica di disegno.

Questi capolavori erano il risultato di linee finissime, realizzate per ossidazione e la preparazione di fogli con imprimitura  di diversi colori delicati: blu, verde o rosa.

Mentre prima il disegno in punta d'argento veniva utilizzato come schizzo preparatorio per opere maggiori, nella seconda metà del Quindicesimo secolo diventò opera a sé stante.

Si disegnava su pergamena che veniva lisciata con pietra pomice e frizionata con gesso o polvere di ossa. Cennini raccomanda per i principianti di usare una tavoletta di legno, impregnata con saliva e polvere di ossa. Anche la carta veniva trattata in diverso modo. Decisivo è il contenuto di zolfo dell'imprimitura, affinchè l'abrasione dell'argento possa ossidare.

In tale modo si sviluppa la linea fine.

 

Disegno oben: Albrecht Dürer, eine alte und eine Junge Frau aus Bergen

Silberstiftzeichnung auf grundiertem Papier, um 1520